Conclusioni del II° Forum Cattolico - Ortodosso

23. 10. 2010 Rubrik: Straniero
Su invito di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomaios, ha avuto luogo nell’isola di Rodi, Grecia dal 18 al 22 ottobre 2010, il II° Forum Cattolico-Ortodosso. Il tema Rapporti Chiesa-Stato: Prospettive Teologiche e Storiche è stato il filo conduttore di quest’incontro.

Rodi: Il Forum ha goduto dell’ospitalità fraterna di Sua Eminenza il Metropolita Kyrillos di Rodi, al quale esprime la sua più viva gratitudine. Il Forum era co-presieduto dal Metropolita Gennadios di Sassima, del Patriarcato Ecumenico e dal Cardinale Péter Erdő, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE).

Dopo l’esperienza positiva del Primo Forum Cattolico-Ortodosso (Trento, Italia, 11-14 dicembre 2008) sul tema: “La famiglia: un bene per l’umanità”, 17 delegati delle Conferenze Episcopali Cattoliche d’Europa, con 17 rappresentanti di Chiese Ortodosse in Europa, hanno discusso delle relazioni che le loro Chiese rispettive mantengono con i loro stati in Europa.

Nel corso di questi due anni, è aumentata la coscienza della necessità di un lavoro comune tra le Chiese Ortodosse e Cattolica d’Europa, come dimostra l’accoglienza che esse hanno riservato a questa iniziativa ecumenica. Questo Forum non sostituisce la Commissione Mista Internazionale di Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa Ortodossa che è in corso fin dal 1980.

Lo scopo del nostro incontro è piuttosto quello di concentrarci sulle questione antropologiche, sociali e culturali di importanza cruciale per il presente e il futuro dell’Europa e dell’umanità. L’obiettivo di questo Forum è di contribuire ad identificare anche posizione comuni su alcune questioni sociali e morali attuali. Partecipando a questi scambi, abbiamo potuto renderci conto di quanto le nostre rispettive dottrine morali e sociali siano vicine. Nel contempo, rendiamo note le preoccupazioni delle nostre Chiese all’Europa e al mondo.

Le giornate passate a Rodi sono state scandite da tempi di lavoro e di preghiera, in uno spirito di rispetto reciproco e di cooperazione fraterna.

In particolare, le due delegazioni hanno avuto degli scambi circa la visione teologica che soggiace a questi rapporti. Il Forum, grazie agli interventi dei vari delegati delle Chiese, ha considerato i diversi modelli e le soluzioni adottate dai diversi Stati per dare un quadro giuridico alle Chiese nei loro rispettivi paesi e per regolamentare i rapporti dello Stato con le loro strutture pastorali, sociali ed educative. La riflessione si è articolata in particolare, intorno agli aspetti seguenti: il rapporto Chiesa-Stato dal punto di vista teologico e storico; come le Chiese vivono i loro rapporti con lo Stato; il bene comune e il servizio/diaconia della Chiesa alla Società. Il Forum si è soffermato soprattutto sui punti seguenti :

1. Avendo una costituzione teandrica, sebbene circoscritta al mondo creato, nel quale essa svolge la sua missione, la Chiesa unisce il tempo all’eternità. Essa non ignora, non rifiuta non respinge la storia, ma l’accetta responsabilmente, poiché la sua missione non è esclusivamente escatologica, ma anche storica, in quanto l’uomo vive nella storia, nel tempo e in uno spazio circoscritto dal punto di vista geografico. La Chiesa è mistero, segno e modo della presenza di Dio nel mondo, ma è anche una realtà comunitaria, un fatto che si iscrive nella storia. Riunita dallo Spirito Santo, essa ha ricevuto da Gesù Cristo il mandato di annunciare nel mondo il Vangelo a tutti i popoli sino alla fine dei tempi (cf. Mt 28,19). E’ per questa ragione che è nella società, in piena solidarietà con tutto il genere umano e sviluppa dei rapporti specifici con gli stati.

2. I partecipanti osservano con soddisfazione che in Europa si è diffuso nella coscienza dei popoli il rispetto della libertà religiosa come un diritto fondamentale della persona, come testimoniano gli strumenti giuridici europei quali la Convenzione sulla protezione dei diritti umani del 1950, applicabile ai 47 paesi membri del Consiglio d’Europa, la Carta dei diritti dell’uomo di Nizza (2000) in vigore nei 27 paesi dell’Unione Europea, nonché numerose costituzioni nazionali. Diversi paesi d’Europa hanno adottato nuove costituzioni democratiche e leggi sulla libertà religiosa e sulle comunità religiose che tendono a garantire a tutti i loro cittadini il diritto di praticare la loro religione, nel rispetto delle convinzioni altrui. Altri paesi europei, hanno altresì adattato la loro legislazione per meglio rispondere alle esigenze comuni in materia di libertà religiosa, in particolare considerando le attività benefiche e sociali della Chiesa come parti integranti della sua missione.

3. Tra i nostri paesi, quelli che appartengono all’Unione Europea, sanno che, in base al Trattato di Lisbona (2007), art.17, le Chiese sono prese in considerazione secondo lo statuto che esse possiedono nelle legislazioni nazionali e sono riconosciute per il loro contributo specifico all’identità europea. Inoltre, l’Unione Europea si impegna a mantenere con le Chiese un dialogo aperto e trasparente.

Nel corso della storia, ogni nazione europea ha sviluppato rapporti particolari con la Chiesa e con le comunità religiose presenti sul suo territorio. E’ comprensibile che in alcuni paesi, la Chiesa della grande maggioranza dei cittadini continui a godere di una considerazione speciale da parte dello Stato per il suo contributo passato e presente alla vita del popolo. Le Chiese prendono atto del fatto che il diritto comunitario europeo consideri, in virtù del principio di sussidiarietà che lo statuto giuridico delle Chiese dipenda da ogni legislazione nazionale, così come le questioni culturali. Qualsiasi tentativo di unificazione o di livellamento non risponderebbe alle esigenze specifiche che la storia ha introdotto nei rapporti Chiese-Stati.

I partecipanti al Forum esprimono la convinzione che una posizione di Chiesa dominante o di Chiesa di Stato non deve comportare nessuna discriminazione giuridica per le altre Chiese e per i membri di gruppi religiosi minoritari ai quali la piena libertà religiosa deve essere garantita, compreso il diritto di diffondere la propria fede utilizzando mezzi rispettosi della libertà delle persone.

4. La maggior parte dei nostri paesi ha istituito un sistema di registrazione delle comunità religiose. Se rispondono ad un certo numero di criteri, come il numero dei loro aderenti, gli anni di presenza nel paese, esse ottengono la qualifica di culti (religioni) riconosciuti, e la personalità giuridica. Nei sistemi di separazione completa tra la Chiesa e lo Stato, e in alcuni paesi in cui lo Stato riconosce una religione ufficiale, i culti (religioni) sono tenuti a rivestire sul piano civile la forma di un’associazione culturale definita dalla legge, talvolta in contraddizione con il diritto all’autodeterminazione delle comunità religiose.

La libertà corporativa della Chiesa è garantita quando la Chiesa è riconosciuta per quello che è. Nella maggior parte delle legislazioni europee, le strutture ecclesiastiche godono di un riconoscimento civile in quanto persona giuridica. Auspichiamo che questo tipo di riconoscimento possa essere generalizzato ed applicato ovunque.

5. In Europa, il sistema della separazione con cooperazione tra la Chiesa e lo Stato è il più diffuso. La separazione va intesa come distinzione dei campi politico e religioso, e non nel senso di un’ignoranza reciproca, impossibile da attuare. Lo Stato e la Chiesa sono, ognuno nel proprio campo, indipendenti ed autonomi l’uno rispetto all’altra. Indipendenza e autonomia reciproca debbono consentire una cooperazione specifica e armonica tra le due istituzioni. La cooperazione è richiesta dalla missione stessa della Chiesa che non si limita alla vita liturgica, ma che comprende anche, tra l’altro, l’insegnamento, le opere benefiche ed il servizio del bene comune.

Osserviamo con soddisfazione che in molti dei nostri paesi europei, le Chiese hanno la libertà di fondare delle scuole e di offrire un’assistenza spirituale alle persone negli ospedali, nelle prigioni o impegnate nelle Forze Armate.

6. Le nostre Chiese auspicano di poter partecipare più attivamente ai dibattiti etici e morali che impegnano il futuro della società. Ci sembra importante ribadire che i nostri paesi d’Europa non possono recidere le loro radici cristiane senza distruggersi e che le sfide etiche sono determinanti per il nostro futuro in un mondo globalizzato. Le Chiese desiderano far sentire la loro voce, in particolare sulle questioni legate alla protezione della vita del nascituro, dell’accompagnamento delle persone nel fine vita, della famiglia fondata sulla comprensione cristiana tradizionale del matrimonio, dell’attenzione alle persone emarginate, dell’accoglienza riservata ai migranti, nonché della protezione dell’identità culturale e linguistica delle nazioni europee. Le Chiese hanno il dovere di risvegliare le coscienze su tutti questi punti e di difendere la dignità della persona umana creata a immagine di Dio. Le Chiese riaffermano in particolare il diritto all’obiezione di coscienza per il personale medico che nessuno può costringere a praticare atti di aborto o di eutanasia

7. Tra le nostre Chiese esistono delle differenze notevoli per quanto riguarda le loro condizioni di vita materiale. Alcune chiese sono finanziate dal bilancio dello Stato, altre hanno un sistema di tassazione ecclesiastica imposta dalla legge, altre ancora ricorrono esclusivamente alle donazioni dei fedeli. Per molte Chiese le donazioni dei fedeli rimangono la risorsa principale. Da qualche anno si è diffuso il sistema dell’imposta di mandato che consente al contribuente di destinare una parte della propria imposta sul reddito ad una Chiesa o ad un’associazione caritatevole. In alcuni paesi d’Europa, le Chiese attendono ancora la restituzione dei beni che sono stati confiscati loro dal regime comunista, cosa che consentirebbe di compiere la missione pastorale, caritativa e sociale che si prefiggono.

8. I partecipanti al Forum insistono sulla libertà di educazione ricordando che il dovere di educare appartiene ai genitori che debbono decidere dell’orientamento da dare all’educazione dei loro figli. Lo Stato non deve imporre un’ideologia attraverso il sistema scolastico di cui è responsabile. In  quanto alla Chiesa, essa ha un diritto innato di offrire un’educazione in conformità con i principi cristiani ai figli delle famiglie che ne fanno richiesta. L’educazione religiosa deve essere resa possibile nell’ambito della scuola pubblica, in accordo con le Chiese. Le scuole e gli istituti di formazione tenuti dalla Chiesa dovrebbero essere finanziariamente sostenuti dallo Stato alla stregua dell’insegnamento pubblico, poiché tali scuole hanno il compito di formare cittadini responsabili e dediti al bene comune.

9. Facciamo appello ai cittadini dei nostri paesi affinché siano attenti al pericolo che rappresenterebbe una società secolarizzata senza punti di riferimento morali e senza un progetto degno della persona umana. Non è possibile fondare il vivere insieme senza stabilire un rapporto con la realtà oggettiva dell’essere umano, il suo bisogno di aprirsi all’intera realtà nella quale è inserito, che non si riduce al perseguimento del benessere materiale, ma che include la ricerca del senso della vita attraverso una ricerca spirituale che non ha mai fine. L’immagine dell’uomo che appare nei discorsi pubblici e nei media è spesso estranea alla ricerca della verità, mentre è valorizzata esclusivamente la soddisfazione dei desideri soggettivi. L’ordine giuridico sul quale sono eretti gli Stati e quindi le relazioni tra i cittadini, non può dipendere dalle opinioni mutevoli delle persone, né dall’azione dei gruppi di pressione. Quest’ordine deve fondarsi su valori umani intangibili. Affermiamo inoltre che questi valori sono insiti nell’essere umano stesso. Sono precedenti al diritto e allo stato. La libertà religiosa è al centro dei diritti fondamentali della persona, poiché garantisce agli uomini la possibilità di cercare liberamente la verità e di attenervisi; essa mette in luce il disegno di Dio Creatore che ha voluto che potessimo voltarci verso di Lui liberamente.

Dal canto loro, le nostre Chiese si impegnano a sostenere questi valori che costituiscono la matrice della civiltà e della cultura europee. Auspichiamo che i membri delle nostre Chiese si impegnino, per quanto possibile, a tutti i livelli della vita sociale, affinché la visione cristiana dell’uomo e della società umana continuino ad ispirare i comportamenti delle persone e le scelte dei legislatori. Si tratta di rivitalizzare il patrimonio dei valori cristiani e di applicarli alle esigenze e ai bisogni attuali della società europea.

10. Chiediamo ai nostri rispettivi governi ed ai responsabili della vita politica di impegnarsi con decisione a garantire la libertà religiosa in Europa e a promuoverla nel mondo protestando contro qualsiasi forma di discriminazione basata sulla religione.

Dinanzi al fenomeno difficilmente gestibile del multiculturalismo in Europa, ricordiamo l’urgenza per ogni società di trovare nei principi universali dell’etica naturale il fondamento di ogni coesistenza armonica.

Ribadiamo la nostra disponibilità a lavorare in cooperazione con le autorità pubbliche dei nostri paesi, per il bene comune di tutti i cittadini, contribuendo così al consolidamento della coesione civile e dando ai nostri popoli delle ragioni di speranza per il loro futuro

Infine, i partecipanti al Forum si rallegrano per l’atmosfera fraterna e stimolante che ha contraddistinto i loro lavori e sperano che accresca il senso della loro responsabilità cristiana comune rispetto alla collocazione delle loro Chiese nella città e dinanzi alle sfide del nostro tempo.

Riceviamo con gioia l’invito di sua Eminenza il Cardinal-Patriarca di Lisbona, Portogallo, per lo svolgimento del terzo Forum Cattolico-Ortodosso nell’anno 2012, nel corso del quale speriamo di poter avvicinare ancora di più i nostri punti di vista a partire dal nostro patrimonio teologico e spirituale, per il bene delle nostre Chiese ed il servizio della società.

 

Rodi, Grecia, 21 ottobre 2010

[originale francese]